GASTONE RINALDI DESIGNER

Alessandro Lenarda

1993

1958, l’anno di Saturno.

Iscritto al primo anno di architettura, ricordo il primo “incontro” con Gastone Rinaldi.

Domus, Casabella, ancora quasi tutti in bianco e nero, il fascino dei grandi, dei maestri.

Giancarlo De Carlo invitava Vico Magistretti in facoltà: un seminario di quelli straordinari, spalla a spalla, che si potevano fare con meno di cento allievi.

La sedia Carimate, Vico Magistretti in calzini bianchi e noi a divorare Domus, Casabella, Architettura.

E lì c’era Gastone. Aveva già vinto un compasso d’oro: un mito.

Giovane, atletico e bravo. Uno di quei personaggi su cui noi abbiamo, in molti, fondato le speranze del nostro lavoro, uno di quei personaggi da seguire e inseguire, inarrivabili, con la curiosità della scimmia che è sempre stata la dote più bella del nostro mestiere.

Poi, molti anni dopo, un incontro molto salottiero, molto sul dire e non dire, gli amici intorno, un po’ di confusione, il non dire, probabilmente, più importante del dire. E scoprire che il maestro, come spesso accade, è una persona di enorme serenità, forza, dolcezza e semplicità.

Saturno, ormai, si allontana nel tempo, ma resta un pilastro, una svolta, un’opera talmente chiara e precisa, talmente segnata dall’assenza di tempo e di datazione da accompagnarci ancora lungo la strada, ormai segnata, di designer.

Forse è colpa (o merito?) anche di Gastone se oggi continuo a fare questo mestiere.

Molti anni dopo, quasi per caso, frenati sia lui che io da una ritrosia nel chiedere e da una titubanza nell’offrire, ci siamo trovati a collaborare.

Abbiamo fatto anche qualche cosa a due mani sullo stesso foglio e la serenità di Gastone, come un’onda lunga, ha travolto la mia natura allora un po’ frenetica.

Oggi Gastone Rinaldi viene offerto, doverosamente, al pubblico, in una mostra che il PMT e il Salone del Mobile Triveneto hanno l’orgoglio di aver pensato. Una mostra esposta in chiarezza e lucidità da Enzo Berti che ha lasciato le opere di Rinaldi in pieno respiro.

Una mostra piccola e preziosa, raccolta e illuminante che ci racconta succintamente la storia di uno studente svogliato, di un calciatore professionista, di un corridore automobilista con il pallino del progetto, della ricerca, della sperimentazione.

Di un artigiano della matita che è riuscito a entrare, con la signorilità che è il suo pregio, senza spingere, con il carisma che nasce dalla serietà e dalla professionalità, nel mondo difficile e articolato del design, segnando, in un’epoca di pionieri, la sua strada di capisaldi indimenticabili, ponendosi, forse suo malgrado, scontrosamente, nella veste di maestro per molti di noi, progettisti della seconda generazione di “fratelli minori”.

Saturno, dal 1958, rimane come un archetipo, una forma senza tempo, il “sempre visto e mai visto” che è proprio del vaso cinese o della ciotola etrusca.

Saturno, per chi non lo ricorda, è un divano.




Gastone Rinaldi

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©2026 Archivio Gastone Rinaldi
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