Lettera a Stile Industria presso arch. Tamburini

Gastone Rinaldi

8 Luglio 1995

La mia formazione come disegnatore inizia negli anni '50, periodo durante il quale la tipologia dell'arredo stava subendo grandi evoluzioni. Gli architetti di quegli anni progettavano nuovi spazi, la ricostruzione post-guerra doveva essere veloce ed economicamente poco onerosa, era necessario perciò costruire mobili funzionali, più piccoli, sfruttare materiali nuovi che prodotti serialmente avrebbero contribuito ad una larga diffusione.

A Padova si era troppo conservatori, lontani dagli ambienti innovatori; invece a Milano c'era un gran fervore. Ogni volta mi sentivo ispirato avendo modo di discutere di cose sempre nuove con personaggi quali Ponti e Rosselli. Con quest'ultimo nacque una collaborazione per fare un sedile-schienale in un unico pezzo; insieme abbiamo fatto i primi esperimenti con la fibra di vetro e le resine poliesteri. Grazie alla frequenza milanese venni a conoscenza, tramite l'architetto Ponti, di un nuovo tessuto plastico: la Flexa. Con tale materiale rivestii la prima serie della DU30 in quanto riscontravo in esso ottime qualità tecniche e una grande adattabilità alla catena di produzione.

I miei progetti hanno sempre avuto un unico denominatore: semplicità, legata a razionalità e praticità unitamente allo sviluppo di nuove tecniche e di nuovi materiali cercando di ottenere sempre un apprezzabile risultato estetico; la forma deve essere espressione della sostanza.

In Italia eravamo, purtroppo, condizionati dalla tecnologia e dovevamo procedere ancora con mezzi e metodi artigianali rincorrendo la fantasia. Un esempio può essere il disegno della sedia DU43 per l'allestimento della quale ricorsi ad una normale rete per recinto, prodotta serialmente, poiché non avevamo saldatrici "a punto" (puntatrici) che riuscissero a fissare i profilati leggeri di ferro uno sull'altro per comporre il disegno a reticolo. Questo per dimostrare come la progettazione dovesse poi "fare i conti" con la realtà delle attrezzature e dei materiali. Idea e materia si completavano nella ricerca continua di nuove forme, diverse dal passato per la loro funzionalità oltre che per la loro estetica.


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