Lettera all'Arch. Cinzia Anguissola d'Altoè
Gastone Rinaldi
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23 Giugno 1994
Negli anni '50 la tipologia dell'arredo stava subendo due evoluzioni parallele. I pezzi singoli sedia, tavolo, mobili di dimensioni ridotte elaborati per usi specifici o multipli seguivano una evoluzione formale e qualitativa con scelte sempre più vaste dei materiali di impiego.
Gli architetti degli anni cinquanta progettavano nuovi spazi, la ricostruzione post-guerra doveva essere veloce ed economicamente poco onerosa, era necessario perciò costruire mobili funzionali, più piccoli, sfruttare materiali nuovi che prodotti serialmente avrebbero contribuito ad una larga diffusione. L'evoluzione architettonica stava, quindi, trasformando il concetto tradizionale del mobile contenitore.
Il "gusto estetico" faticava ad adeguarsi a questi nuovi disegni e si guardava soprattutto alle nuove generazioni considerandole possibili fruitori.
Questi prodotti, vinta la diffidenza conformista di un tempo, venivano accettati anche in contesti ambientali eterogenei e la conferma va ricercata nella diffusione sempre più vasta che essi trovavano nello strato sociale medio ed elevato.
Personalmente guardavo con ammirazione la produzione danese e americana. Un grande incentivo mi veniva dal fermento intellettuale che caratterizzava riviste come Stile Industria e Domus attente alle novità italiane e straniere.
In Italia eravamo, purtroppo, condizionati dalla tecnologia e dovevamo procedere ancora con mezzi e metodi artigianali rincorrendo la fantasia.
Un esempio può essere il disegno della sedia DU 43 per l'allestimento della quale ricorsi ad una normale rete per recinto, prodotta serialmente, poiché non avevamo saldatrici "a punto" (puntatrici) che riuscissero a fissare i profilati leggeri di ferro uno sull'altro per comporre il disegno a reticolo. Questo per dimostrare come la progettazione dovesse poi "fare i conti" con la realtà delle attrezzature e dei materiali.
Idea e materia si completavano nella ricerca continua di nuove forme, diverse dal passato per la loro funzionalità oltre che per la loro estetica.
GASTONE RINALDI