Anni Thema
Questa sezione introduce la produzione di Gastone Rinaldi per Thema, azienda fondata a Limena nel 1974, e documenta una fase centrale della sua maturità progettuale, che si estende fino alla fine degli anni Ottanta. Dopo l’esperienza alla RIMA, questo periodo segna un momento di sintesi e di ridefinizione del suo linguaggio, orientato verso una progressiva riduzione dei volumi e un affinamento sempre più rigoroso dei sistemi di piegatura e sovrapponibilità.
Modelli selezionati
La Thema si configura come un vero e proprio laboratorio progettuale, in cui Rinaldi esercita un controllo diretto su tutte le fasi del processo: dall’intuizione iniziale al disegno tecnico, fino alla realizzazione dei prototipi in officina. Questa supervisione integrale consente una continuità rara tra idea e prodotto, permettendo al progettista di spingere al limite la propria ricerca sulla precisione costruttiva e sull’essenzialità formale.
Al centro di questa produzione si trova il concetto di “mobile di complemento”, definizione con cui Rinaldi stesso descrive molti dei suoi progetti per Thema. Si tratta di arredi leggeri, mobili, pensati per rispondere alle esigenze flessibili dell’abitare contemporaneo. Oggetti come la sedia pieghevole Dafne o la Lisa sono progettati per occupare il minimo spazio possibile quando non utilizzati, senza rinunciare alla solidità e alla qualità costruttiva. In questo senso, la funzionalità non è mai separata dalla ricerca formale, ma ne costituisce il presupposto.
Dal punto di vista linguistico, la produzione Thema segna il passaggio definitivo dalle forme più organiche e plastiche degli anni Cinquanta a un’espressione più geometrica, grafica e razionalista. Le strutture si fanno slanciate, quasi lineari, e trovano nel tubolare metallico a sezione quadra e nella rete un lessico essenziale e riconoscibile. Sedute come l’Aurora o l’Egle esprimono chiaramente questa evoluzione: la prima mantiene una leggerezza costruttiva estrema, mentre la seconda introduce una presenza più architettonica, con uno schienale alto e una silhouette netta, spesso accentuata dall’uso del metallo laccato nero.
Allo stesso tempo, questa fase non è chiusa su se stessa, ma si apre al dialogo con le nuove generazioni del design italiano. Emblematica è la collaborazione con Michele De Lucchi, da cui nasce la sedia Tarkin (1978), un progetto che reinterpreta il tema dell’elasticità strutturale, da sempre centrale nella ricerca di Rinaldi, inserendolo in un contesto culturale aggiornato.
Consapevole di aver dato abbondante prova del suo rigore disegnativo, Rinaldi si muove in questa fase improntando il suo approccio al disegno anche su un altro versante: adottando cioè una maggior leggerezza formale. Leggerezza che in alcuni casi arriva a sfiorare la decorazione, che ammette volentieri anche in alcuni prodotti disegnati per lui da giovani architetti (Gaetano Croce, Enzo Berti, Massimo Argelassi, Anna Maria Persona, Sergio Mian, Alessandro Lenarda, Ezio Didone, Alberto Monti, Silvio Russo, Roberto Carta Mantiglia e altri ancora). Ora, secondo il trend degli anni 80, la proporzione della sedia trova nuove dimensioni, talora verticalizzandosi con impliciti richiami alla Secessione o ad altre fasi estetiche storiche. Rinaldi dimostra ancora una volta la sua flessibilità mentale e l’apertura al dialogo ininterrotto con l’evoluzione del gusto.
Nonostante le dimensioni più contenute rispetto alla RIMA, la produzione Thema ottiene un riconoscimento costante da parte della critica e delle istituzioni. La sedia Dafne viene selezionata per il Compasso d’Oro del 1981, mentre altri progetti, come la sedia Aurora (1981), ricevono segnalazioni e menzioni d’onore. Questi riconoscimenti confermano la rilevanza di una ricerca che, pur operando in una scala più raccolta, mantiene un alto livello di innovazione e coerenza.
Nel loro insieme, i mobili progettati per Thema rappresentano dunque l’esito di un percorso che tende alla sottrazione, alla precisione e alla chiarezza strutturale. Più che una semplice prosecuzione dell’esperienza precedente, questa produzione può essere letta come un punto di arrivo: un sistema di oggetti in cui ingegneria e forma coincidono, e in cui ogni elemento è ridotto all’essenziale. Thema diventa così il luogo in cui Rinaldi porta a compimento la propria indagine sulla leggerezza, sulla trasformabilità e sulla perfezione del dettaglio costruttivo.




